Le sinagoghe e il museo ebraico di Ferrara si trovano in via Mazzini 95, nell’area dell’antico ghetto. Gli insediamenti risalgono al 1485, quando il ricco banchiere romano Ser Samuel Melli donò una sua casa in via Sabbioni (oggi via Mazzini) alla Comunità ebraica di Ferrara, affinché ne facesse la sede delle sue istituzioni. Nell’edificio vennero quindi ricavate delle sinagoghe, ancora oggi esistenti, e in epoca contemporanea il museo ebraico, ospitato (sino al sisma del 2012 che ha colpito la città) in quattro sale all’ultimo piano.
Le tre sinagoghe
Le tre sinagoghe dell’edificio sono usate tutt’oggi tranne una. Come tipico nei ghetti, niente tradisce la presenza dei luoghi di culto dall’esterno, mentre gli interni sono riccamente decorati. La Scola tedesca, la più grande, è ancora oggi usata per le cerimonie più solenni, mentre l’Oratorio Fanese, più piccolo, risalente al XIX secolo, è usato per i riti del sabato. La terza sinagoga era la Scola italiana, caratterizzata da una grande sala, che oggi viene usata per manifestazioni culturali. Le antiche sinagoghe subirono saccheggi e devastazioni durante la seconda guerra mondiale. Il 21 settembre 1941, un gruppo di fascisti locali sfondò le porte della Scola Fanese e della Scola tedesca distruggendo i marmi e parte degli arredi.
La Scola tedesca (o Tempio tedesco)
Si entra per un piccolo atrio. A destra la parete si apre con cinque finestre che illuminano l’ambiente da un cortile interno. Sulla parte opposto sono collocati dei grandi medaglioni a stucco con illustrazioni allegoriche dal libro del Levitico, attribuiti a Gaetano Davia, autore delle decorazioni del Teatro comunale. In fondo si trova l’aron seicentesco, in legno scuro, intagliato a motivi floreali, e con ai lati due scanni provenienti dalla Scola italiana. La bimah, una volta al centro della sala, fu spostata davanti all’aron nel periodo dell’emancipazione. Il resto della sala è occupato da due file di banchi. Dall’atrio si accede con una rampa di scale al piccolo e elegante matroneo, recentemente restaurato, che si affaccia sulla sala chiuso da grate con un motivo a piccole mezzelune. In una vetrina vi sono esposte stoffe di pregevole valore.
La Scola Fanese (o Oratorio Fanese)
La Scola Fanese, detta anche Oratorio Fanese, è un edificio di culto ebraico di rito italiano, realizzato per volontà della famiglia Fano. L’impianto architettonico attuale risale all’Ottocento, ma l’oratorio conserva al suo interno elementi di epoche precedenti.
In seguito ai recenti lavori di restauro sono emersi lacerti di affreschi e il matroneo, che hanno restituito una lettura più completa degli spazi originari e della loro funzione liturgica.
Elemento di particolare interesse è la porta d’accesso, che secondo la tradizione locale e la descrizione istituzionale della Comunità ebraica proverrebbe dalla Sinagoga di Cento. Essa venne rimontata in posizione inversa, così che l’iscrizione «i giusti vengano a me» risulti oggi leggibile dall’interno dell’oratorio, assumendo un chiaro valore simbolico e spirituale per i fedeli.
L’Aron ha-Qodesh, in marmo policromo, risale alla prima metà del XVIII secolo; ai suoi lati furono successivamente realizzati due sedili monumentali, decorati con intarsi marmorei di vari colori, che contribuiscono a conferire solennità all’area sacra. Tra gli arredi si segnala inoltre un pulpito ottocentesco, decorato con stucchi verdi e dorati, anch’esso indicato come proveniente dalla Sinagoga di Cento.
Di particolare pregio sono gli stucchi decorativi, realizzati da Gaetano Davia, artista attivo a Ferrara nel XIX secolo. Essi raffigurano arredi e oggetti del Tempio di Gerusalemme, inserendosi in una tradizione iconografica di forte valore simbolico e didattico, tipica degli oratori e delle sinagoghe dell’Italia ebraica.
La Scola italiana
Nel grandioso salone dell’antica sinagoga, oggi usato per eventi culturali e feste, sono collocati tre preziosi aronot settecenteschi, restaurati nel 1957. Quello centrale è la parte lignea dell’aron della stessa Scola italiana, gli altri due provengono dall’antica Scola Spagnola di Ferrara, oggi dismessa. Alle pareti sono oggi collocate delle librerie.
Ancora più gravi furono le devastazioni nel periodo dell’occupazione nazista (1943-44) che coinvolsero anche la sala della Scola Italiana, i cui locali furono usati come sede di uno dei campi di concentramento della Repubblica Sociale Italiana destinato a ospitare gli ebrei arrestati in città e provincia. Gli internati furono trasferiti a Fossoli in tre riprese (12 febbraio 1944, 25 febbraio 1944 e 6 marzo 1944) e di lì deportati ad Auschwitz.
